La Sesta Repubblica di Sarkozy
Un magistrale Sarkozy, ieri, nella veste solenne di architetto costituzionale d’una Francia che oscilla sempre tra Bonaparte e Saint Just. Magistrale anche nel senso dell’insegnamento offerto al pubblico straniero, Sarkozy ha ottenuto un successo col batticuore.

Un magistrale Sarkozy, ieri, nella veste solenne di architetto costituzionale d’una Francia che oscilla sempre tra Bonaparte e Saint Just. Magistrale anche nel senso dell’insegnamento offerto al pubblico straniero, Sarkozy ha ottenuto un successo col batticuore ma pesantissimo che gli consente di rimpannucciare le istituzioni della République senza impaludarsi nell’inedia litigiosa à l’italienne. Tecnicamente, grazie al voto costituzionale di ieri, Sarkozy ha rafforzato i poteri parlamentari introducendo il diritto di veto sulle nomine di sottogoverno e ha concesso all’iniziativa referendaria popolare lo status di arbitro su un dossier decisivo di politica estera: l’allargamento futuro dell’Unione europea. In più, tra l’altro, c’è qualche intelligente garanzia per i mezzi d’informazione e un argine invalicabile per le amnistie di massa. Troppo popolare per apparire napoleonico, il presidente francese si riserva il diritto di riunire le Camere per farsi ascoltare (che comunque non è poco) ma limita a due i mandati consecutivi all’Eliseo.
Tutto questo avviene in omaggio a una visione politica coraggiosa (a tratti quasi impaziente) basata sulla combinazione di rupture e ouverture. Tanto che mentre i socialisti s’opponevano per principio a Sarkozy, gridando alla svolta bonapartista e all’instaurazione della monocrazia, anche i voti dell’opposizione hanno permesso al presidente di vincere una delle sue più importanti battaglie. E con la riforma della tv già in sacco, il presidente francese può ricominciare da capo. Dalla (sua) Sesta Repubblica.
Tutto questo avviene in omaggio a una visione politica coraggiosa (a tratti quasi impaziente) basata sulla combinazione di rupture e ouverture. Tanto che mentre i socialisti s’opponevano per principio a Sarkozy, gridando alla svolta bonapartista e all’instaurazione della monocrazia, anche i voti dell’opposizione hanno permesso al presidente di vincere una delle sue più importanti battaglie. E con la riforma della tv già in sacco, il presidente francese può ricominciare da capo. Dalla (sua) Sesta Repubblica.